Intervista a Guido Ziveri

Guido Ziveri fondatore di SInergica Design

Su quali principi si fonda il lavoro di Sinergica nella progettazione della comunicazione pubblicitaria e nella costruzione del marchio logotipo?
Bisogna partire da alcune considerazioni preliminari. Siamo circondati da oggetti, da edifici, da immagini che invadono la nostra sensibilità; belli o brutti, armonici o disarmonici, costituiscono il nostro habitat e convivono con noi in un disordine ambientale caotico e alienante. Ma da una osservazione più attenta, le cose appaiono ai nostri sensi piacevoli se sono costruite armonicamente, spiacevoli se costruite disarmonicamente. Appare qui la funzione del progettista che è quella di costruire le cose armonicamente per renderle compatibili con il “gusto buono” che costituisce la valenza estetica del nostro sentire. L’armonia è il modo di ordinare esteticamente e sta al progettista il compito di trasformarla in regola per applicarla in tutte le espressioni della sua creatività.

Prima di definire lo specifico del vostro lavoro, ossia la costruzione di un marchio logotipo forse sarebbe utile approfondire cosa si intende per marchio logotipo…
Il marchio logotipo aziendale è la configurazione in primo piano nell’ordine comunicazionale di una azienda che affida al marchio logotipo (griffe, brand, sigla, ecc.), la missione di sedurre il consumatore per indurlo a preferire il prodotto contrassegnato rispetto ai prodotti offerti dalla concorrenza. La configurazione marchio logotipo si realizza nella fusione culturale tra i meccanismi cognitivi della percezione con i meccanismi dell’inconscio. La sua efficacia sta proprio nella capacità seduttiva, che deve imporsi nella mente del consumatore nel momento della scelta, ma per raggiungere tale efficacia la sua forma deve essere improntata a queste condizioni: identificazione, rappresentazione, personalizzazione, ordine formale, ordine simbolico. Il tutto in un insieme armonico per raggiungere gli obiettivi della memorizzazione e della fidelizzazione. Il designer creativo deve conoscere le modalità psico percettive che permettono di dare al prodotto una forma armonica capace di determinare la simpatia e l’acquisto. In questo contesto simpatetico troviamo anche la Sezione Aurea, modalità costruttiva che armonizza le immagini in proporzione con la dimensione umana. Infatti un marchio costruito su una contestualità determinata dalle regole auree, conferisce all’immagine un potere di fascinazione capace di attivare la memoria del fruitore in una stretta dialettica con l’inconscio collettivo. Potremmo anche accennare ad una realtà molto più vasta, perché nella materia come nel corpo umano sono presenti rapporti dimensionali che imprimono forme armoniche all’organizzazione della materia. Dalle spirali della conchiglia alle spirali galattiche, dagli alberi e dalle infiorescenze ai protozoi, ecc. Si può pensare ad un ordine che i fisici definiscono la costante della struttura fine, la chiamano Alfa e misura l’intensità delle forze elettriche tra il numero atomico e gli elettroni. E’ il Principio Antropico che risponde proporzionalmente alla Sezione Aurea confermando anche biologicamente il rapporto tra l’uomo, la natura, ed i prodotti che l’uomo produce applicando il modulo stesso. L’armonia va dalla mirabolante varietà della materia galattica alla Venere di Milo, da Giotto a Picasso, dal Partenone al grattacielo dell’Onu, dai madrigali al rock (Genesis, Deep Purple, Tool, ecc.).

Come ad esempio per il marchio logotipo Fiver…
Il marchio logotipo Fiver lo abbiamo costruito sui rapporti armonici della Sezione Aurea perché rispecchia la filosofia aziendale, volta a valorizzare i suoi prodotti tecnologici come contributo al benessere dell’uomo.

Parliamo di uno dei vostri lavori, il marchio As Do Mar…
Ci siamo occupati della ristrutturazione del marchio As Do Mar, e della linea del packaging. Il marchio è stato ristrutturato completamente perché inadeguato a esprimere i valori contemporanei. Siamo ormai abituati ad una tipologia del gusto come fenomeno storicamente determinato, d’altronde il gusto è un fatto sociologico che si evolve con la storia, cambia il mondo e ogni fenomeno economico, sociologico rinnova e trasforma la percezione dell’immagine.

Ti sembra quindi un lavoro riuscito quello per il marchio As Do Mar?
Per noi sembra un lavoro riuscito, ma credo che risulti tale anche per il committente, a giudicare dal successo commerciale.

Nel vostro lavoro è chiara la consapevolezza di dover partecipare a principi che ne regolino le traiettorie, perchè tra questi la Sezione Aurea sembra avere, per voi, un interesse speciale?
Sì, speciale nel senso che la Sezione Aurea è un modulo costruttivo che, simbolicamente, dimensiona l’opera nelle proporzioni umane.

Sinergica non nasce all’improvviso, viene da lontano da esperienze artistiche e culturali complesse, un lavoro quindi fondato su rapporti non solo geometrici ma anche su rapporti intesi come relazioni tra persone, come energia, forza…
Infatti noi siamo Sinergica, un insieme di forze, una dialettica di forze, dalle quali non puoi estrarre una forza senza compromettere tutte le altre. Abbiamo cercato di organizzare il gruppo di lavoro, che, come una struttura, non si può dividere in elementi senza alterarla, in quanto gli elementi sono complementari.

Nei vostri lavori, come quelli dedicati ai marchi logotipi, riportate dei valori che potremmo definire “universali” trasmettendo la consapevolezza che la vostra esperienza, il vostro lavoro, la vostra vita, facciano parte di un insieme più ampio. In altri termini, il lavoro non come scheggia impazzita, separata dal tutto, ma come schegge in relazione continua che costituiscono il tutto.
Perché abbiamo la consapevolezza che il lavoro, l’esperienza, la vita, appartengano all’ordine della materia e della cultura democratica.

La cosa più interessante di questo dialogo è che, nonostante vada avanti da almeno un’ora, non sia ancora entrato nello specifico del vostro lavoro, inteso come mestiere, ma abbia affrontato i concetti più vasti che lo precedono, potremmo quasi dire le filosofie che lo sottendono. Come dire che tanto più si riesce a tener al di sopra la ricerca dallo specifico del mestiere, tanto più quest’ultimo innalzerà il livello…
Infatti gli elementi culturali che strutturano il nostro lavoro non appartengono solo alla grafica, al processo quotidiano del produrre lavoro, ma appartengono alla sfera storico-simbolica della percezione.

Avete spesso legato il vostro lavoro di ricerca all’arte dei grandi maestri, come premessa alla costruzione di famosi marchi come Biol o Azzurro IP…
Nel marchio di Azzurro IP che contrassegna un olio per motore, sentimmo la necessità di rappresentare il dinamismo, infatti l’inclinazione dinamica del marchio di 23°, che noi abbiamo rappresentato, era già stata sperimentata dal grande pittore futurista Boccioni. In questo caso tutto l’assetto percettivo del marchio si muove su questa inclinazione e da sinistra a destra secondo l’ordine della lettura occidentale. Per il prodotto Biol Lavatrici è stata ripresa la struttura compositiva del quadro “L’educazione di Maria De Medici” di Rubens, che abbiamo individuato come tramite simbolico per esprimere i valori del prodotto.

Con l’avvento della tecnologia digitale, cosa è migliorato e cosa si è perso?
Ho vissuto il passaggio dall’analogico al digitale. Il digitale ha innanzitutto introdotto una grande rapidità e duttilità degli strumenti. Ricordo la camera oscura per il caricamento del magazzino della cinepresa che costringeva l’operatore a eseguire l’operazione totalmente al buio e se in esterno, a indossare un apposito telo nero per non impressionare la pellicola. Le nuove tecnologie digitali hanno ridotto la tecnica manuale sostituendo gli specifici analogici (pellicola, moviola) con gli specifici digitali (software).

Nel tuo lavoro Guido cosa ha cambiato l’avvento del digitale, il computer, rispetto al procedimento analogico?
Facciamo un esempio: l’aerografo. Un tempo lavoravo con l’aerografo, adesso lavoro ancora con l’aerografo ma ora non sono più lì a soffiare, a mascherare, a spingere il colore con l’aeropenna per fare le sfumature. Le sfumature le faccio lo stesso ma con l’aeropenna digitale. Questo è un esempio, come per la struttura delle immagini, prima le disegnavo a matita e ora le traccio con il computer.

Il vostro lavoro resta quindi, a prescindere dagli strumenti utilizzati, un lavoro d’équipe.
Assolutamente d’équipe perché il mondo dell’immagine è estremamente complesso: è formato da campi geometrici, gestaltici, fenomenologici, topologici, che si devono conoscere, discutere, applicare, criticare e sperimentare per dare forma compiuta all’immagine. In realtà nel nostro “fare” non esiste una dimensione statica ma esistono dimensioni in continua espansione dialettica con le tecnologie che presiedono alla realizzazione pratica del prodotto.

Come si fa a trasformare la propria vita in una passione per l’arte, l’immagine, la comunicazione?
Guido Ziveri E’ l’interesse culturale che ti in-forma, specialmente quando questo interesse non resta teorico ma diventa pratico. L’informazione che hai serve anche per cambiare la tua vita, serve per affrontare i problemi in un modo diverso. La cosa stupenda del nostro lavoro è la non ripetitività, ogni problema è un problema diverso, che rinnova l’orizzonte del mondo intorno a noi.

C’è un lavoro oltre a questo che ricordi con particolare emozione?
Devo dirti che le emozioni le viviamo quando il risultato estetico è confermato dal mercato.

Un consiglio a chi inizia questo mestiere?
Il nostro mestiere non finisce sulla tastiera di un computer o sulla punta di una matita, il problema non è saper disegnare o sapere manipolare perfettamente una tastiera. Il nodo è la ricerca della consapevolezza. Uno studio continuo per approfondire le ragione culturali e sociali perché manipolo in questo modo la tastiera, perché faccio questo disegno. L’opera non è mai compiuta, è sempre un’opera aperta, perché c’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente.

Intervista a cura di Luca Mazzari

Posted on 28 luglio 2014 in contributi

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